Profumo consiglia prudenza un po’ tardi, si direbbe
Il consiglio è arrivato in diretta al TgUno delle 20.30. Al direttore Gianni Riotta che gli chiedeva come si dovessero comportare i risparmiatori italiani messi di fronte all’emergenza finanziaria che sta scuotendo le fondamenta dei mercati finanziari internazionali, l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo ha scelto il suggerimento elementare che avrebbe reso al suo cliente l’ultimo degli impiegati di qualsiasi sportello bancario di periferia: “Diversificate gli investimenti”.
Certo, lo sanno anche i bambini. Diversificare il portafoglio significa atteggiarsi a un profilo prudente, ossia ridurre i rischi derivanti dalle oscillazioni dei mercati finanziari. Significa investire, non scommettere. E vale sia per i sudati risparmi di una vita del pensionato come per i gestori di importanti capitali.
Il consiglio di Profumo è il medesimo che l’ultimo funzionario di banca alle prese con il cliente più sprovveduto si sentirebbe di proporre: prudenza. Se ci si vuole affidare a margini di sicurezza accettabili, la gestione del risparmio prevede formule infinite, dai titoli di stato ai fondi di investimento costruiti ad hoc per limitare i rischi. E se proprio non si può fare a meno dell’attrazione derivante dalla Borsa, la strada maestra è quella del cosiddetto “giardinetto”, ovvero un paniere di titoli composto di azioni di società appartenenti a diversi comparti.
Il dottor Profumo conosce bene Reggio Emilia.
Vi ha sede uno degli azionisti principali del gruppo che dirige, la Fondazione Pietro Manodori, che possiede una quota importante e che è rappresentata nel consiglio di amministrazione.
Non è dato sapere se, in occasione delle sue visite in terra reggiana, Profumo abbia reso lo stesso suggerimento proposto a milioni di telespettatori. Se lo ha fatto – ma ne dubitiamo – evidententemente non è stato ascoltato.
Perché la Fondazione Manodori ha investito in Unicredit una somma che rappresenta circa il 70% del proprio patrimonio. Quel patrimonio che oggi, con i rovesci subiti dal titolo a Piazza Affari, si è svalutato di oltre il 50% nel volgere di pochi mesi, recando una perdita teorica del capitale rispetto ai dati di inizio anno che supera i 300 milioni di euro.
Dopo l’incorporazione di Capitalia in Unicredit la Fondazione ha rafforzato ulteriormente la propria posizione nel gruppo acquistando azioni nel corso del 2007. A dispetto di chi suggeriva ciò che Profumo suggerisce oggi agli italiani, ossia di “diversificare”, la Manodori ha alzato la posta.
Probabilmente pochi, ancora un anno fa, avrebbero potuto prevedere la catastrofe in atto negli Stati Uniti, innescata dalla diffusione incontrollata di prestiti non rimborsabili e del diabolico gioco di abuso dei titoli cosiddetti derivati. Ma è proprio la ciclica probabilità che i mercati subiscano gli effetti della speculazione che dovrebbe indurre ogni gestore alla prudenza. Come si è verificato in queste drammatiche settimane.
L’esposizione della fondazione reggiana sul titolo di piazza Cordusio non mancherà di farsi sentire sui bilanci dell’ente. Profumo continua a dirsi tranquillo e a rassicurare gli investitori. Ma la tempesta finanziaria non è finita. E oggi non è davvero facile prevedere quali potranno essere gli effetti della crisi sull’economia reale e dunque sui risparmi.
Il patrimonio della Fondazione Manodori non appartiene ai suoi amministratori, la cui missione è transitoria. Appartiene alla collettività reggiana ed è veicolo fondamentale di sostegno alle attività di interesse pubblico tramite le istituzioni che ne nominano i vertici.
Sorprende che, in un dibattito politico solitamente vivace, la singolare strategia di investimento adottata dalla Manodori abbia registrato nel corso degli anni solo rare voci di dissenso. I partiti, maggioranza e opposizione insieme, stanno preparando le elezioni della primavera prossima e paiono affacendati soprattutto a costituire tattiche e alleanze in vista del voto. Ma il tema non è buttarla in politica. Il tema è di merito. Qualcuno vorrà spiegare ai cittadini reggiani ragioni e contenuti di una strategia di investimento che ha prodotto i risultati che vediamo? Al momento attuale si direbbe di no. Tutti tengono famiglia, in fondo. Meglio tacere.
